Limitarsi alle scadenze tradizionali? Una comunità parrocchiale che si limita a tenere in piedi l'esistente e a sostenere soltanto le scadenze tradizionali, piano piano si affloscia e si spegne su se stessa. Iniziando il nuovo millennio il Papa diceva:

E’ ormai tramontata, anche nei paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una “società cristiana”, che pur tra le tante debolezze…si rifaceva esplicitamente ai valori evangelici. Oggi si deve affrontare con coraggio una situazione che si fa sempre più varia e impegnativa, nel contesto della globalizzazione e del nuovo mutevole intreccio di popoli e culture che la caratterizzano. Ho tante volta ripetuto in questi anni l’appello della nuova evangelizzazione. Lo ribadisco ora per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall’ardore della predicazione apostolica….Questa passione non mancherà di suscitare nella Chiesa una nuova missionarietà che non potrà essere demandata a una porzione di “specialisti” ma dovrà coinvolgere la responsabilità di tutti i membri del popolo di Dio“(NMI n. 40).

Questa nuova missionarietà di tutti parte e si concentra anzitutto nella famiglia. Il Catechismo della Chiesa Cattolica infatti dice:

Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all’edificazione del popolo di Dio” (ccc1534).

Il matrimonio cristiano: un incarico per la comunità! Chi si sposa in Chiesa quindi si sposa non semplicemente per sé, ma riceve un incarico e un dono per “l’edificazione del popolo di Dio”, per costruire la comunità cristiana. Vorremmo quindi valorizzare il compito affidato agli sposi con il sacramento del matrimonio. Qui gli sposi sono incaricati di costruire nelle loro case “la chiesa in piccolo” dove il Vangelo è trasmesso, coltivato, pregato, vissuto e testimoniato incarnandolo in maniera capillare nelle vicende quotidiane della vita. L’insegnamento dei Papi dice:

Essa (la famiglia) ha ben meritato, nei diversi momenti della storia della Chiesa, la bella definizione di “Chiesa domestica”, sancita dal Concilio Vaticano II. Ciò significa che, in ogni famiglia cristiana, dovrebbero riscontrarsi i diversi aspetti della Chiesa intera. Inoltre la famiglia, come la Chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. Dunque nell’intimo di una famiglia cosciente di questa missione, tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati. I genitori non soltanto comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita” (EN 71).

Giovanni Paolo II diceva che “La famiglia è la prima e più importante via della Chiesa”.


La Comunità Parrocchiale: una rete di famiglie, chiese domestiche

Partendo da qui vogliamo pensare la comunità parrocchiale come una rete di famiglie, una comunione tra famiglie, e la famiglia come il luogo normale di formazione permanente e di evangelizzazione. Per la mentalità ereditata dal passato, il luogo dove si fanno le “cose religiose” è la parrocchia. Ogni componente lascia la famiglia e va in parrocchia. La famiglia è soltanto destinataria dei servizi della parrocchia. Vorremmo far partire un procedimento inverso: la famiglia sia il luogo primo e più normale dove si vive la religiosità e la fede. Questa diventi il luogo normale dove si alimenta e si dà forma (formazione) alla fede. A questo scopo gli sposi hanno ricevuto un sacramento. Giovanni Paolo II diceva «La parrocchia deve cercare se stessa fuori di se stessa». (18 febbraio 1988). Questa potrebbe essere una maniera per realizzare l'intuizione del grande papa.{jcomments on}